IL CASO ROGGERO E IL TENTATIVO DI LEGALIZZAZIONE DELLA VIOLENZA PRIVATA

IL CASO ROGGERO E IL TENTATIVO DI LEGALIZZAZIONE DELLA VIOLENZA PRIVATA

Il gioielliere piemontese Mario Roggero, oggi settantaduenne, ad aprile 2021 subì una rapina con minaccia con armi e piccole violenze a sé ed a moglie e figlie presenti e con sottrazione di un importante insieme di gioielli: il punto è che, appena finita la rapina, inseguì i rapinatori in fuga con la propria rivoltella -per la quale aveva regolare porto d’armi- e sparò loro, uccidendone due e ferendone un altro.

Ora è stata emanata la sentenza di Cassazione di condanna a oltre quattordici anni di reclusione -con arresto pressoché immediato- e l’opinione pubblica è stata mobilitata soprattutto dalla destra e dall’estrema destra, che lo hanno presentato come martire e hanno chiesto subito la grazia. E’ una posizione surreale. Roggero, quando ha sparato, non era in posizione di difesa. I rapinatori erano in fuga e non gli stavano arrecando alcuna offesa o minaccia. Roggero ha inseguito i rapinatori e benché non minacciato -al pari dei suoi familiari stretti- da loro, li ha uccisi, ferendone un terzo. E’ stato un omicidio non per difesa ma per reazione. La normativa sulla legittima difesa non ha alcuna conferenza, in quanto l’uccisione è stata effettuata al di fuori di ogni situazione di difesa e per obiettivi che nulla hanno a che vedere con questa. La problematica dell’eccesso di legittima difesa, così come i tentativi di estendere arbitrariamente il perimetro della stessa legittima difesa - come con la riforma Salvini, secondo cui la “difesa è sempre legittima” - non hanno alcuna attinenza.

Il tentativo della legge Salvini di rendere meno stringente il requisito della (necessità della) proporzionalità tra difesa ed offesa, -tentativo- già oltre la ragionevolezza e pertanto di quanto meno dubbia costituzionalità, non ha alcun rilievo. Roggero non si è difeso, ma ha reagito alla precedente offesa. Il suo è un omicidio, per cui non può scattare alcuna esimente (sulle attenuanti ci si tornerà “infra”), in quanto ha ucciso volontariamente. Qualsiasi modifica alla normativa sulla legittima difesa sarebbe del tutto inefficace, in quanto, pur retroattiva, non potrebbe addurre una giustificazione priva di sostanza. Non è una questione di politica legislativa -come sostengono molti giuristi moderati-, in quanto all’esatto contrario sono in gioco fondamentali principi giuridici che escludono la liceità dell’omicidio non giustificato: art. 2 Cost., secondo cui “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Vannacci ha evidenziato il principio per cui quando si entra nella proprietà altrui ci si espone alla difesa e/o reazione del proprietario, senza alcun limite. È un principio che nella nostra Costituzione non trova ingresso alcuno. La concessione della grazia ad immediato inizio pena costituirebbe una forma di legittimazione del suo duplice omicidio (con ferimento di una terza persona). Discorso diverso è quello delle attenuanti, visto il contesto dell’aggressione ricevuta, che lo ha portato alla perdita del controllo dei nervi. La Corte di Cassazione ha già riconosciuto la presenza di alcune rilevanti attenuanti che hanno portato ad una significativa riduzione della penale.

La clemenza, propria della grazia, può portare ad un’ulteriore riduzione della pena. Ma ciò senza legittimare l’omicidio, bensì solo come considerazione accentuata delle attenuanti. E’ quindi doveroso che Roggero passi da recluso una parte non infima della pena comminatagli: Travaglio evoca la riduzione ad un terzo/un quarto e, vista l’età, si può arrivare ad una da scontare non minore di tre anni. La conseguenza è netta ed inevitabile: la grazia non può essere concessa, a meno che non si voglia alterare le basi del nostro Ordinamento costituzionale, prima che passi il periodo di tre anni di reclusione effettiva subita. Ma non basta: occorre che, passato il periodo, Roggero sia effettivamente pentito e comprenda l’enormità compiuta, assolutamente non giustificata. Ebbene, finora, da parte di Roggero, nulla di tutto questo: fatta salva una frase di circostanza in tal senso, Roggero si è dimostrato assolutamente non pentito ed addirittura ha espresso con forza il concetto che la sua posizione debba essere di tutela di tutti coloro che si sarebbero trovati in tale situazione. Nessun pentimento, ma addirittura auto-investitura di modello comportamentale: ciò convinto com’è di subire con la reclusione un’ingiustizia; “Non dovrei stare qui” è la frase che pressappoco pronuncia ripetutamente nei primi giorni di reclusione. Siffatto comportamento è del tutto incompatibile con la grazia ed è bene che chi abbraccia la sua causa con sincerità e senza strumentalizzazioni politiche glielo faccia capire.

Ma non solo, ancora: Roggero è un violento che di fronte ad uno schiaffo affibbiato a sua figlia dall’ex fidanzato, il quale poi con la macchina ha minacciato di inseguirla o peggio, lo è andato a trovare sotto casa, lo ha fatto scendere, lo ha preso a propria volta a schiaffi, è salito su in casa ed ha minacciato con la pistola i genitori di lui. Nella concessione della grazia, tra tre anni circa, occorrerà valutare se abbia compreso che l’Ordinamento costituzionale italiano non contempla comportamenti alla John Wayne, i quali vanno lasciati rigorosamente all’interno dei film, senza alcuna emulazione nella vita concreta. Non si possono concludere le presenti note se non si considera che Roggero è diventato un vero modello, negativo o positivo che sia. Ed allora occorre incentrarsi su tale punto. A sinistra lo si concepisce un “borghese piccolo piccolo”, mentre il ruolo magistralmente interpretato dal sommo Alberto Sordi è del tutto opposto. Nel film, il protagonista è un personaggio squallido che per il bene del figlio adorato non incontra limiti, tra cui l’iscriversi ad una loggia. Di fronte al suo assassinio, fa uscire il peggio di sé e rapisce il colpevole -dopo la morte della moglie caduta in depressione-, torturandolo terribilmente fino a farlo morire. È un personaggio altamente criticabile, il quale peraltro reagisce sì in maniera abnorme ma di fronte alla più grande ingiustizia possibile, vale a dire l’uccisione del proprio figlio unico adorato. Roggero -all’esatto contrario- è un personaggio di livello notevole, un gioielliere di successo che si è fatto da sé ed è diventato un borghese conscio ed orgoglioso del proprio “status” sociale: e così non tollera alcun attacco illecito a tale “status”, con la conseguenza che qualsiasi reazione gli si rivela come consentita, non solo senza proporzione ma anche solo reazione e non difesa.

E così Roggero è il modello dell’attuale destra e del suo disegno eversivo. E’ la tutela dei diritti della borghesia proprietaria, senza il rispetto di norme di diritto, consentendo quindi il compimento di omicidi, non solo in via sproporzionata, ma anche senza pericolo attuale. E’ tutela assoluta anche in assenza di giustificazione, in quanto la fonte è la sola titolarità. E’ una concezione di classe e di potere per cui alla classe dominante, con i propri aggregati ed i propri esponenti, tutto è consentito a fronte di offesa ai propri diritti, anche di per sé illecito. In sintesi, si conferisce valore pieno al dominio di classe e politico, liberandolo da ogni vincolo giuridico. Chi lo contesta compiendo illeciti non ha diritto al rispetto delle norme, in quanto i titolari lesi ricevono il potere di reagire in modo assoluto e sproporzionato. In tal modo, il potere economico e politico diventa assoluto. Si fuoriesce dallo stato di diritto e costituzionale. Ma non basta: tale impostazione costituisce un fattore formidabile di aggregazione di classe e politica. Chi ci appartiene, anche piccolo o medio proprietario, è così privilegiato da sentirsi attratto verso chi ha una posizione anche incomparabilmente maggiore e migliore. La lotta di classe e politica vede come parte attiva, non i settori subordinati, ma quelli privilegiati, con una particolarità accentuata ed inquietante. La reazione a piccoli illeciti finisce con l’investire anche le proteste, in particolare quelle non autorizzate, e così le occupazioni temporanee di immobili: si finisce con il criminalizzare il dissenso sotto il pretesto dell’ordine pubblico.

E’ l’avvio di un processo di ritorno a regimi assolutisti e totalitari, in funzione non più di un ristretto gruppo di fedeli al sovrano, ma di un’aggregazione di classe e politica. Ed allora risulta evidente che le classi subordinate sono criminalizzate e rese nell’impossibilità di resistere. Sono anche frammentate in quanto basta poco -la cittadinanza, una piccola proprietà- per respingere quelli che sono di volta in volta i ristretti protestatari. La sicurezza e l’appartenenza sono il cemento sociale e politico, peraltro fittizio e di facciata, in quanto a fondamento di un sistema di odio e di sopraffazione sugli esclusi. Una piccola forma di inclusione abbatte la resistenza. Roggero è assunto a modello di un disegno eversivo, che va combattuto. Al contrario dei suoi sostenitori, da parte degli oppositori non si deve passare all’estremo opposto di odio nei suoi confronti e non si deve escludere la grazia, purché realizzata nel rispetto dei principi fondamentali, che vietano l’omicidio sotto qualsiasi forma. Per completezza, un ultimissimo profilo. Sta per entrare in vigore una normativa, di questa ineffabile maggioranza, che impedisce il risarcimento civile per danni nei casi in cui il danneggiato è stato lui ad aggredire per primo il danneggiante.

E’ una normativa che sarebbe retroattiva, perché non penale. Ebbene, l’esclusione della responsabilità civile sarebbe incostituzionale perché priverebbe il danneggiato del diritto risarcitorio legato ai propri diritti inviolabili (art. 2, come visto). Discorso diverso, visto che si tratta di reazione e che i danneggiati, ove vivi, avrebbero dovuto essere soggetti anch’essi ad una lunga reclusione, è quello riguardante il “quantum”: quindi il risarcimento non potrà essere di importo lato. Evidentemente, anche tale aspetto, pur minore ma non minimo, va affrontato con ponderazione ed equilibrio, senza farsi coinvolgere in una selvaggia ordalia.

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