Altro che remigrazione: non mettiamo la testa sotto la sabbia

Altro che remigrazione: non mettiamo la testa sotto la sabbia

Nel 2005 presentai in Senato una proposta di legge in materia di regolarizzazione dei lavoratori stranieri per mettere a regime l’emersione degli immigrati arrivati in Italia anche clandestinamente ma in possesso di un lavoro stabile, di un’abitazione, a condizione che non avessero commesso alcun reato.

Un problema che si poneva allora perché era finito l’effetto positivo della cosiddetta sanatoria Maroni del 2002, l’unica grande sanatoria che l’Italia abbia mai conosciuto promossa, guarda un po’, dal Governo Berlusconi. L’esigenza di regolarizzare lavoratori stranieri rispondeva da un lato all’esigenza sempre espressa dalle nostre imprese, dall’altro dalla necessità di togliere dall’illegalità molti cittadini presenti sul nostro territorio, vulnerabili e facilmente reclutabili dalle organizzazioni criminali.

Allora il progetto era sostenuto da alcune associazioni di volontariato che operavano nel sociale e fu elaborato insieme agli amici City Angels disponibili ancora oggi a sostenere questa battaglia. È un problema attuale ed è l’unica soluzione pragmatica per affrontare concretamente la questione dell’immigrazione, quella della sicurezza e le esigenze della nostra economia.

Il mondo delle imprese non ha nessun interesse alla “remigrazione” di Vannacci, demagogica, impraticabile e peraltro costosissima, chiede invece da tempo più di 120.000 immigrati all’anno, o “si blocca l’Italia”. Allora perché chiamare nuovi immigrati se è possibile legalizzare quelli che già ci sono? Anche per questo siamo per riprendere questa proposta che può trovare un consenso largo anche nell’opinione pubblica se spiegata bene e con la massima chiarezza.

Così come è successo recentemente in Spagna dove, in pochi mesi, circa 1,3 milioni di immigrati irregolari hanno fatto domanda di regolarizzazione sulla base di una nuova procedura prevista da un decreto approvato a metà aprile dal Governo socialista di Pedro Sanchez.

Esattamente come proponiamo noi.

Potevano fare domanda di regolarizzazione entro il 30 giugno, persone straniere arrivate in Spagna in modo irregolare prima del 31 dicembre 2025, che avevano vissuto in Spagna per almeno cinque mesi continuativi e che non avevano procedimenti penali. La regolarizzazione, dice Sanchez, permetterà di ottenere un permesso di soggiorno per vivere e lavorare nel Paese per un anno e rinnovabile negli anni successivi con l’obiettivo di aumentare la base occupazionale in modo che anche questi cittadini stranieri possano pagare regolarmente tasse e contributi e uscire dalla spirale del lavoro in nero. Flussi migratori per contrastare l’invecchiamento della popolazione e sostenere la crescita economica.

Un’altra volta una linea spagnola opposta a quella dell’Unione Europea, del recente regolamento UE e delle destre di tutta Europa, comprese quelle spagnole, che usano il tema dell’emigrazione per fare pura propaganda politica, agitando la paura, senza mai risolverlo veramente.

 

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