L'Europa di ieri e quella di oggi

L'Europa di ieri e quella di oggi

L'Europa di ieri si caratterizzava per l'apertura attiva al resto del mondo e alle sue esigenze. Quella di oggi si basa sulla paura e sulla chiusura ostile nei suoi confronti.
L'Europa di ieri credeva nel dialogo con l'Altro da sé come strumento essenziale per cambiare le cose. Quella di oggi lo vede come complicità e come predisposizione alla resa. 
L'Europa di ieri ripudiava la guerra e la cultura della guerra. L'Europa di oggi vede la predisposizione al conflitto come cemento essenziale della sua stessa identità.
L'Europa di ieri considerava la Nato come strumento neutro della politica. L'Europa di oggi l'esalta come luogo deputato ad indirizzare le nostre scelte politiche, al di là di ogni vincolo difensivo e territorialmente delimitato.
L'Europa di ieri era aperta al mondo esterno.
L'Europa di oggi vede dappertutto dei nemici.
L'Europa di ieri considerava l'immigrazione e gli immigrati come una risorsa.
L'Europa di oggi vede tutto questo come un pericolo se non addirittura un attentato alla nostra identità; sino a considerare gli immigrati come dei potenziali terroristi.
L'Europa di ieri non era
né era accusata di essere antisemita; anche quando, dopo la guerra dei sei giorni, governi e opinione pubblica virarono su posizioni filopalestinesi, sino alla dichiarazione di Venezia e negli anni successivi; e senza reazioni particolari da parte israeliana. L'Europa di oggi sembra, anzi è paralizzata dall'accusa di antisemitismo congenito lanciata da Netanyahu al punto di rinunciare preventivamente a qualsiasi reale sostegno al popolo palestinese.
L'Europa di ieri riconosceva, anzi dava per scontata la libertà di opinione e il ruolo fondamentale del dissenso (anche quando espresso, vedi '68 e propaggini, "fuori dalle righe"). L'Europa di oggi comincia a negarle; sino a considerarne i protagonisti potenziali terroristi, se non agenti del nemico.
L'Europa di ieri considerava il criterio dell'unanimità come sbocco naturale di un processo di consultazione e, insieme, come garanzia degli interessi fondamentali di questo o quello stato. Oggi questa regola viene rimessa in discussione; e proprio quando i dissensi crescono e su scelte di fondo.
L'Europa di puntava su regole e strategie economiche comuni. L'Europa di oggi premia la concorrenza al ribasso tra i vari stati e la lotta all'inflazione a danno dell'esigenza di sviluppo.
L'Europa di ieri si basava sull'intesa franco/tedesca. Quella di oggi sull'Europa baltica. Con i baltici veri e propri, nostri direttori spirituali in materia di probità finanziaria ma anche di politica estera.
L'Europa di ieri si basava sulla libertà di movimento e la tutela, per tutti, dei diritti fondamentali. L'Europa di oggi rimette tutto ciò in discussione.
L'Europa di ieri si caratterizzava per il dialogo e la collaborazione paritaria tra diversi. L'Europa di oggi per la subalternità dei socialisti rispetto ad una Commissione più reazionaria e pericolosa che la storia ricordi.
E, infine, l'Europa di ieri, dava per scontata la nostra adesione. Mentre l'Europa di oggi l'esige. Con la carta bollata; e con le penalità previste in caso di rifiuto. Ma questo consenso non l'avrà. Né oggi né domani né mai. Perché l'Europa di oggi è la principale nemica dei suoi cittadini.

 

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