È necessaria una rivoluzione culturale che in un lasso di tempo ragionevole, 20 o 30 anni, releghi la guerra tra gli orrori del passato, al pari della tratta degli schiavi, dei processi alle streghe, dei roghi degli eretici, perché come ebbe a dire Albert Einstein: o le nostre società elimineranno la guerra o la guerra eliminerà le nostre società.
Oggi tale rivoluzione è urgente più che in passato, perché il mondo bipolare (finito con la caduta del Muro di Berlino) dopo la Guerra di Corea si era dato delle regole, non scritte, anzi sottaciute, ma efficaci, che impedivano l’allargamento dei conflitti locali ed evitavano il confronto diretto tra paesi dotati di arsenali atomici: nel 1956 il legittimo governo ungherese invano chiese di entrare nella NATO, nessuno si mosse a sua difesa, l’esercito USA bombardò e combatté per oltre 10 anni nel Sud Vietnam, ma si guardò bene dallo invadere il Nord Vietnam e dal distruggere la sua capitale ed il suo principale porto, l’URSS ritirò i propri missili e la bombe atomiche da Cuba, non diede ai generali argentini i missili che avrebbero sicuramente affondato la flotta del Regno Unito inviata a recuperare le Malvinas, USA ed URSS si accordarono dopo la “Rivoluzione dei Garofani” in Portogallo: Lisbona nella NATO e Luanda nel blocco sovietico.
Oggi la guerra in Ucraina ha cambiato ogni cosa, Europa e Federazione Russa hanno aperto il Vaso di Pandora: non hanno intrapreso alcuna iniziativa di dialogo diplomatico. Dal 2014 al 2022 hanno soffiato sul fuoco, aizzando da una parte gli estremisti di Kiev e dall’altra i secessionisti del Donbass, senza svolgere alcuna opera di mediazione e di moderazione. Dopo una prima disfatta subita dall’esercito russo nel febbraio del “22, si erano nel marzo create le condizioni per un accordo, ma solo il governo turco, in dissidio con gli altri governi aderenti alla NATO, ha cercato di svolgere opera di mediazione, che è fallita anche per l’arroganza di Putin, ma soprattutto per la follia di molti governi occidentali intenzionati ad approfittare del conflitto per umiliare la Russia e rovesciarne la leadership, senza tener conto della psicologia del popolo russo e dell’immenso arsenale di armi di distruzione di massa a disposizione di Mosca.
I governi dei paesi più potenti oggi non appaiono in grado di ripristinare condizioni di reale coesistenza pacifica; perché non sanno o non vogliono favorire il dialogo tra i popoli in un clima di rispetto delle diversità, e continuando lungo questa china ci attende, in un futuro non lontano, una sicura catastrofe.
Visto che troppi governi hanno perso l’orientamento, devono muoversi i popoli attraverso una rivoluzione dal basso che prema sulle diverse classi dirigenti perché la smettano di parlare di deterrenza ed intraprendano invece la via del dialogo diplomatico multipolare, a tal fine occorre ridonare centralità all’ONU e indire una conferenza paneuropea che garantisca confini certi a tutti gli stati (da Lisbona agli Urali) e fermi l’espansione ad Est della NATO e a Ovest della Federazione Russa.
Filippo Russo
Roberto Biscardini
con l’adesione di Alberto Benzoni
e di Socialisti in Movimento