Primo. Nei giorni scorsi abbiamo inviato ai deputati e ai senatori, ed in particolare agli uffici di Presidenza delle Commissioni Affari Costituzionali, una nota affinché si possa evitare, con una legge da approvare in poco tempo, che nel 2027 tutti i cittadini delle Città metropolitane si ritrovino come proprio sindaco il sindaco del comune capoluogo, anche se non hanno la possibilità di eleggerlo. Una richiesta banale per superare l’obbrobrio della legge Delrio, approvata nel 2014.
Aspettiamo una risposta alla nostra lettera inviata insieme all’Istituto Studi Politici Giorgio Galli.
Secondo. In parte capiamo: i parlamentari sono distratti dalla pantomima della nuova legge elettorale, dove gli schieramenti sembrano chiari.
La Meloni vuole andare fino in fondo per nominare con un’altra legge incostituzionale un Parlamento a suo uso e consumo, trasformando una minoranza politica in una maggioranza parlamentare ed introducendo furbescamente il premierato.
La sinistra è molto confusa e il Pd in particolare sembra avere un unico obiettivo, quello di non trovarsi spiazzato di fronte all’ipotesi dell’abolizione delle liste bloccate con il ritorno alle preferenze. Ormai ha scelto, si candida ad essere il partito anti-preferenze, alla faccia persino dei sondaggi che danno la maggioranza degli italiani a favore delle preferenze.
Una vera vergogna che colpisce un’altra volta il Pd come il partito che anziché essere il garante della democrazia rappresentativa, è diventato il primo responsabile di chi vuole ancora togliere ai cittadini il diritto di scegliere. E così in Parlamento ci troveremo anche questa volta scelti dalle sole segreterie di partito, e ci troveremo anche Sala, al quale la Schlein ha promesso un seggio sicuro, e persino un posto da ministro in caso di vittoria del centrosinistra, per “ripagarlo” dopo aver fatto negli ultimi 10 anni il lavoro sporco nella privatizzazione della città di Milano, ormai perennemente in vendita. Un Pd che, con la maggioranza in consiglio comunale, a Milano ha approvato le più grandi operazioni immobiliari e speculative del secolo, l’abbattimento dello stadio San Siro per fare gli interessi dei fondi stranieri proprietari di Inter e Milan, nonché la vendita di importanti infrastrutture sociali della città.